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10 domande da cui partire: siamo pronti per guidare le organizzazioni nel XXI secolo ?

Una riflessione articolata sul mestiere del manager e sugli ingredienti necessari per diventare (e rimanere …) leader non può non partire da alcune domande scomode, poco frequentate, spesso lasciate inevase (o addirittura ignorate). Eccole, le domande con cui da molto tempo mi sto confrontando e che – talvolta – non mi fanno dormire di notte
– Come devo gestire l’assenza di informazioni e di indicazioni, l’ambiguità del contesto e l’imprevedibilità?
– Come mi aggiorno, su quali fonti, con quale frequenza e con quali finalità?
– Il digitale ha (come dovrebbe) davvero migliorato le mie prestazioni e abilità manageriali?
– Ho compreso in profondità le trasformazioni che il digitale sta portando su di me, sui miei clienti, sui miei collaboratori (… e sui miei figli)?
– Sono consapevole delle crescenti dimensioni problematiche (il lato oscuro) del digitale? Come le sto fronteggiando / contenendo?
– So orientare correttamente le decisioni che “toccano” la dimensione digitale?
Domino il mio tempo e quello dei miei collaboratori? Sono conscio di come spendo davvero il mio tempo?
– Mi ritengo un persuasore capace? Soprattutto quando si tratta di presentare progetti “sfidanti, difendersi da risultati sotto le attese o negoziare partendo da posizioni svantaggiate?
– Mi considero un buon motivatore di persone (anche senza l’aiuto degli incentivi)? So dare feed-back negativi trasformandoli in carica motivazionale? So leggere il “non detto” dei miei collaboratori?
– Come noto, uno dei segreti di Steve Jobs – per innovare prima e meglio degli altri – era l’arte di “connettere i puntini”. Io pratico quest’arte?
La lista è naturalmente parziale ed è soggetta a variazioni e aggiunte – man mano che si sviluppa sia la riflessione sia i commenti e punti di vista di chi avrà la bontà di leggere questo blog. Sono domande normali – alcune addirittura banali nella loro naturalezza e ordinarietà – ma che sottendono questioni che troppo spesso diamo per scontate. Anche le pratiche di lavoro di successo – perfino quelle più consolidate – richiedono verifiche periodiche, messe a punto, riparazioni e integrazioni. Cambiano i contesti, le dinamiche competitive, gli strumenti di lavoro, i valori manageriali e soprattutto la mentalità e sensibilità dei collaboratori (… e dei clienti) – in particolare di quelli più giovani. E l’esperienza che maturiamo sul campo non può non cambiare i nostri comportamenti anche in modo consapevole e meditato.
L’obiettivo di queste riflessioni sul blog di Nòva non è naturalmente dare risposte premasticate e soprattutto definitive (chi sarebbe così folle …), quanto piuttosto rileggere con spirito indagatore e curioso la nostra esperienza sul campo (ma anche dei nostri concorrenti più stimati), abbozzare delle chiavi di lettura e soprattutto creare consapevolezza sulla rilevanza e articolazione del tema, il tutto con anche la grande lente del digitale, che tutto sta cambiando ….
Quanto più il “gioco si fa duro” tanto più i manager si buttano sull’operatività e sacrificano il tempo alla riflessione, alla consapevolezza, all’auto-critica. Il rischio è di perdere la “guida di noi stessi” e diventare essenzialmente reattivi ai compiti assegnati, al contingente, alle richieste che ci vengono dalle mail.